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InsightLab - Digital Knowledge

Editoriale

A cura di Antonio Magaraci

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Citando un commercial di qualche anno fa, oggi il digital è “tutto intorno a te”: siti web, forum di discussione, community, video, social network fanno parte delle nostre giornate come il telefono cellulare, il giornale e la pausa caffè. Mandiamo e-mail con link a YouTube, condividiamo foto su Facebook, tweetiamo per chiedere ai nostri amici chi ha un account su Google+.

Ma cosa succede quando questo mondo interagisce con il nostro mestiere? In quali casi questi strumenti entrano nella cassetta degli attrezzi del nostro marketing mix? E in che modo è bene usarli, senza abusarne?

La risposta arriva da inventaCPM, una delle più importanti agenzie di Marketing, Comunicazione e Retail presenti oggi in Italia, nonché parte del Gruppo Omnicom, leader europeo con uffici in 14 Paesi. Dopo il successo di Insight, la webzine di inventaCPM, abbiamo sentito il bisogno di sviluppare uno strumento ancora più veloce, interattivo e vicino ai nostri interlocutori.

Insight Lab studia il digital dall'interno, per scoprire tutto ciò che esiste di nuovo, di rivoluzionario e di utile in questo universo in continua, velocissima espansione.

Un punto di vista inedito, dedicato ai professionisti della comunicazione e, soprattutto, a tutti gli esploratori. LOL.

Visto in Rete:

Social Networking in Plain English

Ci siamo già stancati dei social media?

Già qualche anno fa si parlava di “stanchezza” nei confronti dei social media. Il sentimento comune era: “Ok, sono connesso con un sacco di persone e possiamo condividere quello che vogliamo, ma adesso?” Twitter e Foursquare hanno rotto la monotonia perché hanno portato i social media nel palmo della mano, li hanno resi mobili e local. Il concetto di nicchia abbinato ai social media ha cominciato a diffondersi proprio da quando queste due piattaforme hanno iniziato a filtrare le informazioni a livello locale, attraverso la telefonia mobile.

Eppure, si è tornati a parlare di stanchezza nei confronti dei social media

Alcuni pensano che tutto quello che c´era da dire sia già stato detto, mentre altri sono sopraffatti dal volume spropositato di contenuti che vengono condivisi attraverso questi canali. La stanchezza verso i social media sembra colpire maggiormente coloro che hanno aggiunto Google+ al loro banchetto virtuale. Questi ingordi stanno cercando di capire che ruolo dare a Google+ nel loro cocktail di media. Cosa va bene per Twitter, cosa per Facebook e in che modo questi sono diversi da Google+?

La stanchezza è solo apparente

Quando un mezzo diventa onnipresente, non vuol dire che siamo stanchi di usarlo. È solo che quando si diffonde dappertutto, non è più una novità, non ci emoziona più come prima. Quand´è stata l´ultima volta che avete preso il telefono, chiamato qualcuno, messo giù e poi vi siete rivolti alla persona seduta accanto a voi elogiando le meraviglie della telecomunicazione?

Siamo solo meno emozionati e meravigliati di quanto non fossimo dieci anni fa (sì, i social media hanno già compiuto dieci anni). Il podcasting è solo un´altra forma di audio. Il blog è solo un altro tipo di pubblicazione. Youtube non è altro che broadcasting. Facebook e Google+ sono l´ennesimo esempio di networking.

Cosa succederà nei prossimi anni?

I social media entreranno definitivamente a far parte della nostra quotidianità. E si trasformeranno in uno strumento utile e prezioso. Per alcuni avrà a che fare solo con il proprio stile di vita, con il flusso di informazioni da condividere; per gli uomini di affari potrebbe essere una sfida più impegnativa. Se i social media saranno così integrati nelle nostre abitudini, interromperne l´utilizzo con messaggi pubblicitari sarebbe come interrompere una telefonata o rovinare una festa. Non è la stessa cosa di un commercial in televisione o di un annuncio su una rivista. Si tratta di un terreno di gioco completamente diverso.

Anche conoscere il target non sarà più così semplice

Oggi capire il target e scoprire cosa gli piace è semplice come seguire un tweet o raccogliere post di Facebook, giusto? Non proprio. Dato l´enorme flusso di informazioni, è difficile distinguere i dati interessanti dal rumore di fondo. I motivi?

  1. Non tutto quello che viene postato è credibile. A causa dell´immediatezza del mezzo, molti pensieri vengono espressi di fretta, senza essere ben ponderati. E non vengono smentiti se poi si cambia idea su un prodotto.
  2. è più facile perdersi le informazioni che contano. L´attività dei social media è talmente abbondante che è probabile perdersi qualcosa, anche con un monitoraggio rigoroso.
Alcuni consigli

Diffondete un messaggio e seguitelo. Quante volte viene tweettato? I blogger linkano il vostro sito? Cercate di capire dove viene condiviso il messaggio, per conoscere il target e affinare la comunicazione.

Non preoccupatevi del tempo. Quello che conta non è quanti minuti l´utente passa sul vostro sito, ma piuttosto cosa fa, quali percorsi sceglie, quali contenuti reputa interessanti.

Ascoltate e verificate. Una volta raccolti i dati, assicuratevi che siano attendibili. In questo modo potrete conoscere bene il vostro pubblico e creare una strategia davvero su misura.

Per saperne di più:

La rete dà consigli per gli acquisti

Comunicare Digital: quello che forse non sai

Quante e-mail mandi ogni giorno? Svariate decine, di certo. Ormai avviare il programma di posta elettrica, controllare la posta in arrivo e gestire il proprio business da un computer sono abitudini che non ci stupiscono più.

Eppure, ci sono cose dell´e-mail che forse ancora non sai.

Lo sapevi?
  • Il primo messaggio e-mail della storia è stato spedito da Ray Tomlinson, un ricercatore del MIT che stava lavorando sul progetto ARPANET, evoluto poi nell´Internet attuale. Nonostante fosse molto impegnato, trovò il tempo per lavorare sull´e-mail perché gli sembrava un´idea interessante. Il primo messaggio fu scambiato tra due computer situati uno accanto all´altro. Tomlinson non ricorda il testo, ma era qualcosa del tipo “test”, “1234” o “QWERTYUIO”, la prima riga di lettere della tastiera.
  • Secondo la teoria più accreditata, la parola “spam” ha origine da una scenetta dei Monty Python, un celebre gruppo comico inglese. Nello sketch la parola “spam”, strillata dalla protagonista Vikings, sommerge ogni conversazione possibile, proprio come lo spam inonda le nostre caselle di posta.
  • Sembra incredibile, ma la password più usata per proteggere il proprio account di posta elettronica è “123456”. Il sorprendente dato viene dall´analisi delle 10.000 password di Hotmail che nel 2009 vennero pubblicate online da un gruppo di hacker.
E ancora…
  • In media il 70%-80% delle e-mail non viene mai aperto.
  • In media l´80%-90% dei destinatari non cliccano sul link all´interno dell´e-mail.
  • Una volta gli uomini di marketing affermavano che il lunedì mattina è il momento migliore per mandare un´e-mail. E così ogni lunedì affollavano le inbox di tutto il mondo, facendo precipitare le percentuali di apertura. Poi i guru del digital marketing si schierarono a favore del venerdì pomeriggio e, ovviamente, il venerdì pomeriggio divenne l´ora di punta per il flusso di e-mail in arrivo, e quindi si trasformò in un momento sfavorevole.

Sorpreso? E questo è solo l´inizio…

Per saperne di più:

È iniziata l´era del digital trade